Lo dichiaro nell’incipit: sono di parte.. una, due, tre volte!
La prima é per il prodotto protagonista: la mozzarella di bufala campana del territorio compreso tra Capaccio/Paestum e Eboli/Battipaglia.
Ero bambina quando, scendendo al mare di Paestum dalle sovrastanti colline del mio borgo natio, Roccadaspide, distante 18 km, con genitori sorelle zii e cugini, tutti stipati nella seicento multipla noleggiata per l’occasione (inizi anni 60, l’età é uno stato della mente ma anche un dato numerico) facevamo sosta a metà strada all’allora Caseificio Pingaro, (acquisito, delocalizzato nella “piana” e poi dismesso dalla Parmalat) per acquistare la mozzarella con cui farcire la merenda che mangiavamo al mare (pane olio mozzarella pomodoro e foglie di basilico…e il profumo di iodio del mare verde “brunito” dalla sabbia giallo dorata della spiaggia di Torre al mare di Paestum, robe da vera “estasi culinaria”)
Il casaro, le mani immerse nella tinozza, mozzava dei bocconi per noi bambini che masticavamo golosi lasciando che il siero ci scorresse sul mento fino a raggiungere le magliette a strisce, i completini da mare…
“ma il resto aspettate a mangiarlo, diceva, dategli il tempo di insaporirsi nel siero e , soprattutto, niente borsa con ghiaccio mi raccomando!”
Il sacchetto con la mozzarella immersa nel suo siero aspettava, nel punto più fresco della cabina del Lido delle Sirene, che si facesse l’ora di pranzo…poi stringendo in mano i nostri panini belli colorati e grassottelli, scappavamo a mangiare in riva al mare, pulendoci la bocca con la mano lavata nell’acqua salata.
E’ cibo “madre” per me, la mozzarella…E familiari sono le bufale, abituata come sono a vederle pascolare, ad avvertirne la presenza dall’odore portato dal vento lungo il percorso delle mura di Paestum, teatro delle mie passeggiate in bicicletta, itinerari da una spiaggia all’altra.
Ora passo più spesso in macchina e l’odore élo stesso, solo un po’ più veloce…
Sono di parte perché é cibo che connota e identifica la mia terra.
Sono di parte perché anche il secondo “tema” dell’edizione di quest’anno, la dieta mediterranea, origina in Cilento…
Sono di parte, infine, perché condivido lo spirito e l’impostazione di questo evento, che ha saputo trasformarsi ed evolvere da Sagra di un paese ed una zona (sia detto con tutto il rispetto che provo ed é dovuto ad ogni attività di promozione di prodotti e territori) in momento “altro” ed “alto” di narrazione del prodotto e delle sue molteplici potenzialità e dunque del territorio che ne é patria e teatro.
Conosco problematiche e difficoltà della zona, a cui quest’anno si é sommata la coincidenza con le elezioni amministrative. E posso facilmente intuire che tanto il cambio della ormai “storica” location quanto la scelta di giorni infrasettimanali siano state scelte dettate da necessità ed opportunità.
In ogni caso devo dire che il parco di Capodifiume e la struttura delle Trabe sono riusciti a non far rimpiangere la location “archeologica” del Nettuno, la cui immediata adiacenza all’area dei templi ne fa una delle più suggestive ed emozionanti d’Italia.
Ho di recente letto qualche notazione polemica di operatori commerciali di zona, ma devo dire, del mio che ogni impostazione più complessa e professionale comporta l’inevitabile autoesclusione di una tipologia di pubblico interessata più all’assaggio “edonistico” che ad una più tecnica degustazione.
Il laboratorio di uno chef di rango, come sono quelli chiamati a partecipare alle Strade, comporta un livello di interesse ed attenzione che oltrepassando “l’assaggio” si colloca nella sfera della cultura culinaria e gastronomica.
Come ha eccellentemente sintetizzato Barbara Guerra, presentando Heinz Beck, “quando con Albert Sapere abbiamo iniziato questo lavoro ci proponevamo di ospitare come, “nomi di richiamo” un Heinz Beck piuttosto che Veline e starlette”
Il breve speach di presentazione del suo libro “L’ingrediente segreto” che Heinz Beck ha tenuto nel “cuore” del parco delle Trabe basterebbe da solo a riassumere anche la filosofia dell’evento: rigore nella selezione della materia prima, sapienza, tecnica, lavoro ed infine, ingrediente segreto, la passione.
Piacere nel ripetere i gesti quotidiani del proprio lavoro, non lasciandosi mai catturare dalla noia dell’abitudine o del successo, nutrendo di curiosità la conoscenza e viceversa.
Heinz Beck ha promesso che cercherà di essere nel parterre dell’edizione 2013.
Assieme al riscontro della stampa nazionale, di settore e non solo, anche questo interesse di nomi del calibro del grande chef de La Pergola, mi sembra assai proficuo, sotto il profilo del marketing e della promozione del territorio.
(Sui laboratori degli chef seguiranno report specifici…noblesse oblige! Il primo a firma di Giustino Catalano su Davide Scabin é già on line su Cookartmagazine nella rubrica “Kalagathòs”)
La performance dei Maestri pizzaioli Enzo Coccia (Napoli, La Notizia) e Franco Pepe (Antica Pizzeria Pepe Caiazzo, Caserta), assieme didattica (scuole diverse , lievitazione naturale va senza dire per entrambi, ma impasto a mano per Pepe “contro” la fruizione del mezzo tecnologico per Coccia) e gustativa, coordinata e presentata dall’ottima Laura Gambacorta.
Tra i pochi qualificati stand dei prodotti d’eccellenza il pane di Matera (Igp) l’azienda Santomiele di Prignano Cilento con i suoi fichi bianchi, Manuel Lombardi con il Conciato romano (meravigliosamente “performante” nella versione giovane, 7 mesi di anfora, sulla pizza fritta di Franco Pepe) l’azienda olearia La Torretta con il suo Diesis, Dop Colline Salernitane blend ottenuto dalle cultivar Carpellese, Rotondella e Frantoio ( che ha sprigionato la sua qualità sulla tartare di chianina di Simone Fracassi) la Pasticceria Macellaro di Piaggine, il pastificio D’Apuzzo di Castellammare di Stabia e…..sicuramente dimentico qualcuno (invito chi legge a segnalarmelo in modo da poter integrare il parterre)
Tra i vini in degustazione al banco quelli delle aziende cilentane ”I Vini del Cavaliere” della famiglia Cuomo e “Alfonso Rotolo” con l’ultimo nato il fiano spumantizzato metodo classico “Vola Lontano” (30 mesi sui lieviti) l’irpina d’eccellenza ”Joaquim” di Raffaele Pagano
Di Luigi Maffini e Bruno De Conciliis i vini che hanno accompagnato il buffet cilentano del 7 di maggio coordinato da Maria Rina e Giovanna Voria. (meritevole anch’esso di un report specifico..così come il geniale “Pentolo” sorta di basculante padellone in cui Parisi ha cucinato la sua pizzafrittata…)
L’ultimo laboratorio dell’ultima sera, dedicato al Trebbiano (Pepe, Valle Reale e Valentini le tre aziende in degustazione) hanno accompagnato due bei piatti dell’Hotel Restaurant gourmet Zunica di Civitella del Tronto. Ottimo e suggestivo Le Virtù, blend di legumi da “svuotamento della madia” con aggiunta di verdure di stagione, piatto del “lavoro” e della convivialità. Ottima mi é sembrata anche la qualità umana di Daniele Zunica e mi piace dirlo.
Giornalisti e critici di rango hanno coordinato e presentato laboratori e presentazioni: dalle presenze ”storiche” di Luciano Pignataro e Luigi Cremona a Fiammetta Fadda di Panorama, Enzo Vizzari direttore delle Guide de L’Espresso, all’ideatore di Identità Golose Paolo Marchi
Last but not least ho molto apprezzato lo short Photo contest del duo Alba Pezone Laurence Mouton del gruppo Marie Claire
Vorrei trovare un difetto, a questa manifestazione, ed insisterci su, come fanno certi Food bloggers famosi…….ma io non sono ”propriamente” una Food blogger e mi concedo il privilegio di commentare quasi solo le cose che ho apprezzato.
Qualche notazione critica la riserverò (nei post individuali) ad alcuni piatti: il gusto é personale..et donc!
Mi auguro che con il 2012 si avvii a conclusione la traversata del deserto dell’economia italiana e che la prossima edizione delle Strade della Mozzarella possa svolgersi in un clima ancora più vivace e positivo.
Perché il cibo, tra tutte le possibili narrazioni di uomini e storie, é quello che meglio riesce a coniugare in forma unica singolare e plurale.















In tempi di vacche magre, questa impeccabile convention è un meritato tributo alla bufala.
Animale magnifico che con il suo sguardo mansueto ci sostiene ricordandoci che da questa terra (pervasa da quell’aria odorosa che alcuni chiamano puzza) arriva un cibo giustamente detto oro bianco.
Ringrazio per l’occasione da ospite estranea all’entourage ma al seguito di pietre colorate.
Che bella maniera per mettere in valore un prodotto impareggiabile. Questo e tanti altri sono le nostre miniere di diamanti. Altro che teutonici SUV.
Diceva pochi giorni fa il mio caro amico e socio, davanti alla veduta dell’Etna dalla stupenda baia di Brucoli: perché non dobbiamo far pagare una piccola tassa di visita per le nostre risorse ambientali?