6 Responses

  1. Federico Simonetti
    25 giugno 2012 at 11:29 | Reply

    Un po’ come tante cose, caro Giustino, si tende a idolatrare qualcosa, senza considerarne la storia. Una volta, noi marxisti “veterodossi” usavamo il termine “feticismo”: ecco, prendere un termine (o un prodotto) e dimenticare tutto ciò che gli sta dietro, l’universo di senso e rapporti di produzione che questo significa. Ed ecco che il “feticismo del grano arso” è solo un elemento di quel postmodernismo che, ad oggi, identifica le cose con il loro nome, con la loro rappresentazione. Mi viene in mente Feuerbach (un saggio materialista) che dice, all’inizio della seconda edizione dell’Essenza del Cristianesimo: “E senza dubbio il nostro tempo… preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere… Ciò che per esso è sacro non è che l’illusione, ma ciò che è profano è la verità. O meglio, il sacro si ingrandisce ai suoi occhi nella misura in cui al decrescere della verità corrisponde il crescere dell’illusione, in modo tale che il colmo dell’illusione è anche il colmo del sacro.”

  2. Stefano Mariotti
    25 giugno 2012 at 13:16 | Reply

    1. Ho sempre avuto dei forti dubbi su questa faccenda e tu me li hai confermati. O meglio chiariti. Grazie Professo’! 😉
    2. La penna s’affina! 😎

  3. Jiang Qing
    Jiang Qing
    25 giugno 2012 at 16:20 | Reply

    Una cosa é identificare le cose per il loro “apparire”, altra, mi pare, per il loro “nome”, a condizione di interpretare le parole nella loro accezione semiologica.
    E’ il segno che fa il linguaggio e non viceversa.
    Che non é un detto cinese ma la tesi di Roland Barthes di cui noi cattive donne cinesi (cattive in senso stretto) siamo seguaci….
    Si scherza:)
    J.Q.

  4. michele polignieri
    michele polignieri
    25 giugno 2012 at 18:13 | Reply

    Be ogni tanto un puo di buon senso traspare dalle pagine del web. Caro fratellino meridionale, noi qui abbiamo staccato la spina dopo le tremende novità che infrangono le mie sacrosante ed osservanti dimensioni intellettuali oltre ch edi orgolgio di appartenenze alla rete di formatori degli “Orto in COndotta”. Questa cosa che tu dici è sacrosanta, e ti fa giustamente incavolare, esttamente come quando mi si dice che il nostro Pane del Presidio diventa duro, cioè non buono come quello di Matera IGP o quello di Dop di Altamura. Be… la tradizione pastorale delle mie terre è una dimensione ontogenetica che si riflette nella filogenesi. Quel pane piu sodo è un po come quei poveri miseri che spigolavano il grano arso dalle tue parti….(ma qui a spigogolare ci mandavano le pecore che cosi ingrassavano consentendo all’allevatore di spuntare un prezzo decente quando la si vendeva per il macello, anche se animali oramai a fine carrierra), ed era destinato ai pastori che tornavano a casa ogni due settimane. La prima fetta dura si tagliava per farne la CIALDA (colazioone mattutina con acqua ed olio e verdure cotte, prima di preseguire al pascolo col gregge), il pezzo sottostante, morbido, lo si portava ne tascapane per il “pranzo di mezzodi’. All’indomani stessa cosa. Be la morale qualè: se provi a fare la cialda con i due blasonati summenzionati ti rendi conto dell’equivoco.
    Il grano arso del tuo produttore, poi, dovrà convicere tutti, con una etichetta raccontata e non “a paro di legge”, in quale molino è stato franto il frumento e da dove proviene, o meglio da quale “continente” proviene.
    Controinformare è duro mestiere!

  5. Angelo Petillo
    Angelo Petillo
    1 luglio 2012 at 09:28 | Reply

    E’ l’epoca che premia l’apparire all’essere. Sei sempre un grande!!! Non è possibile condividere gli articoli? Non vedo l’iconetta di FB…o sono io ‘mbranato!
    Ciao
    Angelo

  6. Jiang Qing
    Jiang Qing
    2 luglio 2012 at 10:01 | Reply

    @Angelo Petillo
    Tutti gli articoli del Cookartmagazine vengono postati su FB, sul profilo dei loro autori, sulla pagina FB del magazine (COOKART) e sul mio profilo personale (Raffaella fortunato 1)
    J.Q.

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