Il senso di Francesco per la fusion

 

Il senso di Francesco per la fusion

Francesco Apreda Executive de l’Imago Hassler Hotel a Le Strade della Mozzarella 2013

 

Lo Chef Apreda  mi perdonerà  la “familiarità” del titolo: d’altronde la familiarità degli sconosciuti è tributo alla fama.

Confesso, mai far finta di sapere è mio must irrinunciabile, che non lo conoscevo affatto, questo bravo chef, neanche di nome, nulla….

Le mie risorse non mi consentono di frequentare il restaurant dell’Hassler (Imago, si chiama..e fa un po’ Beverly Hills…) e il mio modesto rango di “magazine blogger” non mi include in alcuna categoria sempre accreditata…

Giornalista? No, sorry

Food blogger? Piuttosto Food dreamer

Insomma cosa? Esteta del cibo, golosa frequente…

Quien sabe.

Dunque: non era sinora capitato.

Veniamo al nostro sorrentino Chef Apreda,  vissuto a Formia, formato a Roma, a Londra e poi ancora a Roma, argomento più definito ed interessante.

Luogo: Le strade della Mozzarella, manifestazione che non smetterò mai di lodare per le possibilità di conoscenza e d’incontro che offre, a due passi da casa (mia)!

Ennesimo attraente laboratorio, ero li li per saltarlo,  ma l’intuito, che sia benedetto,  mi ferma.

Apreda non lo conoscevo ma Roberto Wirth si,  di nome, dinastia,  storia e “leggenda”, perché ho lavorato tanti anni nel Turismo, a Roma, e  l’Hassler e il suo patron nonché General Manager mi sono ben noti.

L’Hassler è uno di quei posti dove, le poche volte che è capitato,  fino a quando non ho raggiunto un’età “ragguardevole”, sono entrata come in un santuario, sentendomi sempre un po’ inadeguata.

Non per il lusso, assieme rarefatto e scintillante; già allora sapevo conformarmi in un paio di lingue… utilizzando un po’ il mestiere un po’ il birignao discreto di chi comunque ha parecchio viaggiato ed anche vissuto uno stile  di relazioni “esterne”…è che lo sentivo davvero  “oltre” le possibilità medie della mia classe sociale di appartenenza…e i soldi c’entravano relativamente.

Ma ho sempre invece avvertito familiare “l’human touch”  il profilo umano di Roberto Wirth,  la sua  storia di sordo profondo dalle straordinarie capacità comunicative.

Ora se uno come Mr Wirth  ti sceglie,  ti cura,  punta su di te.. beh vuol dire che tu vali, oltre i fornelli, vuol dire che hai quel tot in più di spazio nella testa, che sei uno pronto al viaggio.

Sono rimasta quindi incollata al mio “banco” alle Trabe e ben me ne ha colto!

Il viaggio è il filo conduttore, l’imprinting della mia vita,  del mio gusto, perciò tra tutti quei magnifici Chef che hanno riempito la tre giorni de LsdM,  questa volta scelgo Apreda.

Viaggiare, conoscere, scoprirsi nella diversità degli altri,  dimenticare chi sei per ritrovare la tua  essenzialità.

Si può mettere tutto questo in un piatto? Certo che si, se si cucina con testa e sentimento per chi mangia con testa e sentimento.

E se Wirth ti manda a gestire il restaurant italiano dell’Imperial di Tokyo, albergo prestigioso che ospita dieci ristoranti dedicati a cucine varie del mondo, tutti di qualità,  vuol dire che hai “anche” capacità di rigore, concentrazione, fantasia, che sai lasciarti contaminare esaltando le tue radici, la tua cultura.

Fusion è talora una parolaccia nella ristorazione: declinata al “basso” finisce per concretarsi in una mescla un po’ stucchevole in cui niente mantiene un segno netto suo proprio, tutto si confonde senza mescolarsi davvero.

Ma (esageriamo dai…) Iddio mi è testimone che la “Caprese liquida tiepida affumicata” di cui ho mangiato senza ritegno due porzioni nulla ha di “fusion” modaiolo e tutto di sapienza della contaminazione colta e cosmopolita nel senso vintage e tres chic del termine.

Data per detta la (mia) passione per la cucina japi (una delle migliori del mondo spesso misconosciuta, limite sushi e sashimi..) spendo tre righe per questo gran piatto presentato al Cooking show tematico de LsdM.

Partire da un brodo “dashi” mi pare premessa intrigante….arricchirlo con lamelle di tonno essiccato (katsuobushi)  basilico ed acqua di pomodoro (vado a memoria) sviluppo eccellente.

La mozzarella cotta un’ora  in sottovuoto a 40° ritrova la temperatura a cui viene lavorata

Mozzarella tiepida in brodo dashi : polvere di pomodoro, gelatina di basilico, chicchi di soia fresca, lamelline di katsuobushi a “finire” il piatto.

Ne avanza qualche porzione, vinco la mia dissimulata timidezza e alzo la mano come a scuola proponendomi per il bis.

E penso: c’è  un momento, nella vita di una donna,  in cui arriva quella stagione  in cui ti ritrovi, serenamente, non più ragazza ma di altra razza e, con il manicure di fresca esecuzione  e un gloss colorato trasparente  sulle labbra (le americane se ne infischiano ma io detesto l’impronta del lipstick sul calice) puoi dunque  felicemente concederti un lussuoso solitario dinner con vista a l’Imago.

Niente digitale per carità,  solo la vecchia cara Moleskine nera, copertina morbida.

 

4 Responses

  1. Antonio Cacciola
    Antonio Cacciola
    18 maggio 2013 at 15:08 | Reply

    Scrivere di cucina come se fosse la finalissima di un concorso di pattinaggio artistico, e venire trascinato nella danza piroettante della lettura. Le parole e le loro rapide aggregazioni centrifugano le sensazioni visive, olfattive, di palato in temporaneo equilibrio in quel punto di tepore che mi sembra evocare il mai sopito desiderio di ritorno al primo sorso di cibo dopo la nascita. E se la grande cucina fosse anche nostalgia di quel primo voracissimo riempirsi la bocca di vita?

  2. Francesco
    Francesco
    29 maggio 2013 at 23:30 | Reply

    Un piatto con un racconto e’ profondo.
    Grazie delle belle parole, chef Apreda

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