2 Responses

  1. Antonio Cacciola
    Antonio Cacciola
    14 luglio 2013 at 09:26 | Reply

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    Appunto. Le parole non si posso sintetizzare. Più le comprimi, più tendono ad espandersi in una diversa direzione. Le parole vere ovviamente, quelle con una storia satura, non effimera alle spalle.
    Non è il caso di “rivisitato”. Non ho mai utilizzato quale termine, sospettandolo di inconsistenza ed incoerenza sin dalle origini, quando a parve che per tentare di dare una base numerica alla nuova cucina italiana che doveva rimpiazzare trattorie banali, poste per camionisti, ristorantini uso turisti ignoranti come capre, e dulcis in fundo ristoranti costosi che camuffavano bolliti per spacciarli per stufati, si potesse recuperare la profonda e nascosta cucina del terroir, orecchiando e “rivisitando”.
    Oggi un certo numero di “Rivisiatori” (mi ricorda un che so di politico attuale, il curioso termine) sono chef celebrati, ma che comunque non hanno fatto nè mai faranno pace con la cultura.
    Pertanto per stabilire un netto spartiacque tra chi rivisita e chi tramanda antiche emozioni anche “e pure” in versione attuale, suggerirei di definire tale ultimo genere di cucina, come questa cilentana di Carmela e Alì: cucina territoriale colta.

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