4 Responses

  1. roberto petrucci
    roberto petrucci
    7 settembre 2011 at 18:36 | Reply

    Raffaella dice che scrivo bene e io le credo ma so che in fondo è indulgente perchè mi vuole bene….tu invece hai scritto un articolo che mi ha fatto venire l’acquolina e non solo per la ricetta finale ma anche per i puntuali tratti storiografici e le gustose citazioni. Verso la fine poi, quando hai scritto la frase “…le nozze con i fichi secchi..”mi hai fatto commuovere pensando a mio padre che diceva sempre questa frase, anche a sproposito, e certe volte la sbagliava sostituendo i fichi con i funghi….e mai madre alzava gli occhi al cielo ! Grazie della bella lettura cara AnnaMaria, siamo una squadra fortissimi !

  2. Anna Maria
    11 settembre 2011 at 14:03 | Reply

    E’ vero si che siamo una squadra fortissimi Roberto e la nostra forza sta proprio nella capacità di condividere tra noi e con gli amici saperi e sapori…che poi sono le nostre passioni, quelle che ci tengono vivi, no?

  3. Antonio Cacciola
    Antonio Cacciola
    11 settembre 2011 at 16:56 | Reply

    L’inganno è baccalà.
    Fino ad ora credevo che il baccalà fosse tale ovunque e tutto potevo immaginare tranne che la più celebre pietanza di baccalà nazionale, di baccalà non fosse. Essendo invece di stoccafisso.
    Certo se lo avessi mangiato una volta o se fossi stato meno indifferente nei confronti dei continentali in genere, calabresi compresi, e di quello che son soliti mangiare, lo avrei saputo. Benvenuto quindi a questo “nuovo” per me inganno gastronomico.
    Ma non è che tutta la cucina è un ingannevole gioco?
    A detta di di Apicio (inganno lui medesimo) la grande cucina latina era un rincorrersi di inganni: carne travestita da pesce, squisiti ripieni travestiti da turpi interiora. Una intera sezione dei “suo” nient’affatto suo “De re coquinaria” è dedicato a come far diventare “buone” cose guaste o scadenti.
    Il nostro pescestocco chiamato ingannevolmente baccalà è ancora un pesce?
    E, se un povero di settant’anni fa ritornasse oggi, sarebbe beffato atrocemente scoprendo che il suo piatto da povero, stocco, è diventato una prelibatezza da ricchi che lui non può più permettersi.
    Mia nonna materna quando mia mamma era bambina si ritrovò nel giorno di Carnevale di una settantina di anni fa a non aver denaro per poter comprare le salsicce da cuocere alla brace secondo tradizione e, per non sfigurare con le vicine, preparò delle salsicce con stocco e lardo al posto della carne di maiale, le arrostì sulla carbonella come fossero vere salsicce ed ingannò tutto il paese che voleva sapere come si fosse procurata del maiale tanto buono da sprigionare un profumo tanto speciale.

    1. Jiang Qing
      Jiang Qing
      12 settembre 2011 at 11:37 | Reply

      Mia madre, gagliardissima e golosa ultraottantenne alla domanda: ne vuoi ancora (un altro po’ di questo o quello) usa rispondere
      “neanche se fosse baccalà”
      Un motivo ci sarà
      JQ

Leave a Reply